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ELDAT Risponde

VARIAZIONE RESIDENZA - MUTUO ABITAZIONE PRINICIPALE

Ai fini Irpef si considera abitazione principale quella nella quale il contribuente o i suoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) dimorano abitualmente. A seguito del trasferimento della  residenza e dimora abituale, tali requisiti verranno meno e l’immobile non potrà più essere considerato come abitazione principale. Questione su cui fare chiarezza è quella relativa all’eventuale detrazione di cui sta beneficiando per gli interessi passivi su mutui ipotecari. Tale detrazione, infatti, spetta al contribuente acquirente e intestatario del contratto di mutuo se l’immobile costituisce la sua abitazione principale oppure quella dei suoi familiari.

  Il diritto alla detrazione viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale (ad eccezione del trasferimento per motivi di lavoro o del ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari). Di conseguenza se a seguito del trasferimento l’immobile non costituirà più abitazione principale si perderà il diritto alla detrazione degli interessi passivi a partire dall’anno successivo 

 

Ai fini Imu, invece, per essere considerata abitazione principale è necessario il doppio requisito della “residenza anagrafica” e “dimora abituale”. In assenza di questi requisiti, anche se l’abitazione costituisce l’unico immobile di proprietà, si dovrà pagare l’Imu e la Tasi con l’aliquota prevista dalla delibera del Comune e non si beneficerà più dell’esenzione prevista dal legislatore per la cosiddetta prima casa.

DETRAZIONE IRPEF ALIMENTI AI FINI MEDICI 2019

Un contribuente ha acquistato nel corso del 2019 alcuni prodotti alimentari qualificabili come alimenti ai fini medici speciali.
Si chiede se le spese afferenti gli stessi possano essere detratte nel mod. REDDITI 2020 PF.

 

Con la modifica dell’art. 15, comma 1, lett. c), TUIR ad opera dell’art. 5-quinquies, comma 1, DL n. 148/2017, è stata introdotta la detrazione IRPEF del 19% delle spese sostenute per l’acquisto di alimenti ai fini medici speciali, inseriti nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7, DM 8.6.2001, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti. Posto che il citato art. 5-quinquies prevede espressamente che la suddetta disposizione è applicabile limitatamente al 2017 e 2018 e che la stessa non è stata oggetto di proroga, dal 2019 le spese in esame non possono usufruire della detrazione in esame.

CONTRIBUENTE EX MINIMO E ADOZIONE FORFETTARIO NEL 2020

Per un contribuente in regime dei minimi il 2019 rappresenta l’ultimo anno di adozione di tale regime agevolato (in tale anno compie infatti 35 anni). Dal 2020 può applicare il regime forfetario prevedendo di conseguire un ammontare di compensi superiore a € 30.000 ma non a € 65.000 (limite previsto per l’adozione del regime forfetario)? Inoltre per il superamento del limite di € 30.000 sono applicabili delle specifiche sanzioni?

 

Il regime forfetario può essere applicato nel 2020 anche dai contribuenti già in attività che per il 2019 hanno conseguito un ammontare di compensi non superiore a € 65.000 e sempreché non si verifichi una delle cause di esclusione di cui all’art. 1, comma 57, Finanziaria 2015. Pertanto il contribuente in esame potrà applicare nel 2020 il regime forfetario, considerato che le cause di esclusione previste per il regime forfetario sono simili a quelle stabilite per il regime dei minimi e
dunque si presuppongono rispettate.
Il conseguimento nel 2019 di un ammontare di compensi (incassati) superiore a € 30.000 ma non a € 45.000 non è sanzionato, ma comporta la decadenza dal regime dei minimi dall’anno successivo (peraltro, nel caso di specie la fuoriuscita dal regime si verifica comunque per il raggiungimento del limite di età). Il superamento del limite di € 45.000 comporta la decadenza dal regime dei minimi già dal 2019.
Tuttavia si dovrebbe ritenere che per il 2019 il contribuente possa comunque applicare il regime forfetario, ancorché l’art. 1, comma 111, Finanziaria 2008 preveda che la cessazione a causa del superamento del limite dei compensi di oltre il 50% comporta l’applicazione del regime ordinario per i successivi 3 anni.

DETRAZIONE IRPEF LOCAZIONE A CANONE CONCORDATO

Un soggetto ha in essere un contratto di locazione dell’appartamento nel quale risiede a canone concordato. Per poter usufruire della specifica detrazione IRPEF è necessario possedere l’attestazione di conformità del contratto all’accordo locale?

 

Per i contratti a canone concordato “non assistiti”, ai fini del riconoscimento delle agevolazioni fiscali, è necessario, come prescritto dal DM 16.1.2017, che almeno un’organizzazione firmataria dell’accordo territoriale attesti la conformità del contratto, stipulato autonomamente tra le parti, rispetto a quanto previsto dall’accordo territoriale di riferimento. L’obbligo di disporre dell’attestazione in esame, così come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione 20.4.2018, n. 31/E, non è necessaria per i contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del citato Decreto (ossia, prima del 15.3.2017) ovvero anche successivamente, laddove non risultino stipulati accordi territoriali che abbiano recepito le previsioni del citato Decreto

CONTRIBUENTE FORFETTARIO E DEDUCIBILITA' RISCATTO LAUREA

Un professionista in regime forfetario dal 2016 intende riscattare il periodo di laurea. La somma richiesta verrà pagata a rate. È possibile dedurre tali contributi nel quadro LM sommandoli al contributo soggettivo pagato nell’anno.

 

Ai sensi dell’art. 1, comma 64, Legge n. 190/2014, dal reddito forfetario sono deducibili i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge (“obbligatori”). Pertanto, i contribuenti che adottano il regime forfetario possono includere, quali “componenti negativi” di reddito, quanto pagato a titolo di contributi previdenziali obbligatori. A tal fine nel quadro LM del mod. REDDITI è previsto uno specifico rigo nel quale indicare le predette somme (rigo LM7). Nel caso di specie, il versamento dei contributi per il riscatto degli anni di laurea è effettuato su base volontaria (non sono “obbligatori”). Di conseguenza, non possono essere dedotti.

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