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ELDAT RISPONDE

Differimento versamento saldo IVA primo trimestre 2020

Al fine di differire al 30.6.2020 il versamento del saldo della liquidazione IVA del primo trimestre, per un contribuente trimestrale è sufficiente verificare la riduzione del fatturato del mese di aprile 2020? Oppure tale riduzione va verificata anche per il mese di marzo 2020 essendo ricompreso nel primo trimestre?

 

Nell'ambito del DL n. 23/2020, c.d. "Decreto Liquidità", è prevista la sospensione dei versamenti delle ritenute su redditi di lavoro dipendente / assimilato, dell'IVA e dei contributi previdenziali e assistenziali / premi INAIL scadenti nei mesi di aprile / maggio 2020 a favore delle imprese / lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione di almeno il 33% (50% se i ricavi / compensi 2019 sono superiori a € 50 milioni):

  • del fatturato / corrispettivi di marzo 2020 rispetto al fatturato / corrispettivi di marzo 2019. Tale raffronto va effettuato ai fini della sospensione dei versamenti in scadenza ad aprile;
  • del fatturato / corrispettivi di aprile 2020 rispetto al fatturato / corrispettivi di aprile 2019. Tale raffronto va effettuato ai fini della sospensione dei versamenti in scadenza a maggio.

Come specificato dall'Agenzia delle Entrate nella Circolare 13.4.2020, n. 9/E, "la verifica va eseguita con riferimento a detti mesi anche da parte dei contribuenti che liquidano [l'IVA] con cadenza trimestrale".

Per tali soggetti, al fine di usufruire del differimento al 30.6.2020 per il versamento dell'IVA relativa al primo trimestre, considerato che lo stesso va effettuato nel mese di maggio (18.5, cadendo il 16.5 di sabato) va verificata la riduzione del fatturato / corrispettivi del mese di aprile 2020 rispetto a quelli del mese di aprile 2019.

Di fatto, non è necessario che la riduzione del fatturato / corrispettivi si sia realizzata anche nel mese di marzo 2020.

Pagamento tardivo canone di locazione di marzo e "Bonus negozi e botteghe"

Un commerciante al minuto non ha potuto pagare il canone di locazione del proprio negozio relativo al mese di marzo 2020 per effetto della chiusura dell'attività collegata all'emergenza "coronavirus". Dovendo fare riferimento (come sembra) al principio di cassa, è possibile sostenere che se pagherà il canone successivamente (ad esempio, nel mese di maggio) potrà comunque beneficiare del previsto credito d'imposta?

 

La risposta è affermativa. Il credito d'imposta riconosciuto dall'art. 65, DL n. 18/2020, c.d. "Decreto Cura Italia", spetta ai soggetti esercenti attività d'impresa in relazione al canone di locazione del mese di marzo 2020. A tal fine l'immobile utilizzato deve essere accatastato nella categoria C/1 (negozi / botteghe).

Come desumibile dalle FAQ disponibili sul sito Internet del MEF il c.d. "Bonus negozi e botteghe" è riconosciuto quale "parziale ristoro dei costi sostenuti per la locazione dell'immobile adibito all'attività di dettaglio e attualmente inutilizzato". Per poter beneficiare del credito d'imposta assume quindi rilevanza il pagamento del canone del mese di marzo. Ciò è stato confermato anche dall'Agenzia delle Entrate nella recente Circolare 3.4.2020, n. 8/E (quesito 3.1).

Non è comunque necessario che il canone sia / debba essere pagato nel mese di marzo (tale condizione non è prevista dalla predetta disposizione).

Di conseguenza, con riferimento al caso di specie, se il commerciante potrà pagare / pagherà il canone di locazione del mese di marzo del negozio, ad esempio, a maggio 2020 da tale momento potrà utilizzare il credito d'imposta in esame (pari al 60% del canone pagato).

USCITA REGIME FORFETTARIO

Un lavoratore autonomo forfetario nel 2019, a seguito dell'introduzione del limite di reddito di lavoro dipendente, dal 2020 è uscito dal regime forfetario. Alcune fatture emesse a fine 2019 non sono state ancora pagate dai clienti.Al momento dell'incasso (nel 2020) di tali compensi è necessario emettere una nota di debito dell'IVA? Il cliente dovrà inoltre operare la ritenuta alla fonte?

 

La fattispecie prospettata va esaminata distinguendo il comportamento ai fini IVA e ai fini della ritenuta alla fonte.

Ai fini IVA, il momento impositivo si verifica alla data di emissione della fattura e pertanto la fattura non va modificata, ancorché incassata nel 2020. Sul punto si rammenta che l'Agenzia delle Entrate nella Circolare 4.4.2016, n. 10/E, ha evidenziato che le fatture emesse senza IVA da parte di un soggetto forfetario e incassate in un anno nel quale non applica più il regime agevolato non devono essere integrate con l'IVA. Ciò in considerazione del fatto che l'art. 6, comma 4, DPR n. 633/72, dispone che l'operazione si considera comunque effettuata al momento di emissione della fattura.

Per quanto riguarda la ritenuta alla fonte, va considerato che ai sensi dell'art. 23, DPR n. 600/73 la stessa va operata all'atto del pagamento e in tale momento il contribuente non adotta più il regime forfetario.

Al fine di consentire al committente di operare la ritenuta, è necessario che il contribuente (ex forfetario) comunichi al proprio cliente, prima del pagamento, l'adozione dall'1.1.2020 del regime ordinario e pertanto la necessità di operare e versare la ritenuta da parte di quest'ultimo

VARIAZIONE RESIDENZA - MUTUO ABITAZIONE PRINICIPALE

Ai fini Irpef si considera abitazione principale quella nella quale il contribuente o i suoi familiari (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) dimorano abitualmente. A seguito del trasferimento della  residenza e dimora abituale, tali requisiti verranno meno e l’immobile non potrà più essere considerato come abitazione principale. Questione su cui fare chiarezza è quella relativa all’eventuale detrazione di cui sta beneficiando per gli interessi passivi su mutui ipotecari. Tale detrazione, infatti, spetta al contribuente acquirente e intestatario del contratto di mutuo se l’immobile costituisce la sua abitazione principale oppure quella dei suoi familiari.

  Il diritto alla detrazione viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale (ad eccezione del trasferimento per motivi di lavoro o del ricovero permanente in istituti di ricovero o sanitari). Di conseguenza se a seguito del trasferimento l’immobile non costituirà più abitazione principale si perderà il diritto alla detrazione degli interessi passivi a partire dall’anno successivo 

 

Ai fini Imu, invece, per essere considerata abitazione principale è necessario il doppio requisito della “residenza anagrafica” e “dimora abituale”. In assenza di questi requisiti, anche se l’abitazione costituisce l’unico immobile di proprietà, si dovrà pagare l’Imu e la Tasi con l’aliquota prevista dalla delibera del Comune e non si beneficerà più dell’esenzione prevista dal legislatore per la cosiddetta prima casa.

DETRAZIONE IRPEF ALIMENTI AI FINI MEDICI 2019

Un contribuente ha acquistato nel corso del 2019 alcuni prodotti alimentari qualificabili come alimenti ai fini medici speciali.
Si chiede se le spese afferenti gli stessi possano essere detratte nel mod. REDDITI 2020 PF.

 

Con la modifica dell’art. 15, comma 1, lett. c), TUIR ad opera dell’art. 5-quinquies, comma 1, DL n. 148/2017, è stata introdotta la detrazione IRPEF del 19% delle spese sostenute per l’acquisto di alimenti ai fini medici speciali, inseriti nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7, DM 8.6.2001, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti. Posto che il citato art. 5-quinquies prevede espressamente che la suddetta disposizione è applicabile limitatamente al 2017 e 2018 e che la stessa non è stata oggetto di proroga, dal 2019 le spese in esame non possono usufruire della detrazione in esame.

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